Secondo esempio, ma non certo per importanza: Mehdi. Un calabrese a Torino, anche se nato a Casablanca, Marocco. Tipico ragazzo “di zona”, ma dal cuore d’oro, Mehdi aveva enormi problemi con il congiuntivo/condizionale. Una delle frasi con cui lo ricordo volentieri è “Bella questa canzone, se saprei le parole la canterei”. Quando gli facevi notare che esistevano delle regole e che la grammatica non è il Viet-Nam, lui rispondeva: “Ma scusa hai capito cosa volevo dire? E allora, dov’è il problema?”.
In campo era una furia, spigoloso, fastidioso, metteva cuore e anima in ogni occasione, ma non era freddissimo sotto porta. Ad Alba, in una grande partita, sbagliò un gol in questo modo: contropiede fulminante, palla dalla destra, lui si trova in mezzo alla porta, a un metro massimo dalla linea, col portiere in ritardo secolare. Bene, mentre il portiere nel frattempo andava in panchina a detergersi il sudore, poi faceva un salto al bar e discorreva del più e del meno con la rossa in seconda fila, Medhi aveva la porta spalancata per il gol che ci avrebbe permesso di chiudere il match. Vuoi l’emozione, vuoi i mezzi tecnici modesti, “inzicca” malamente la palla e il portiere riesce miracolosamente a respingere.
Era e forse rimane, l’unico possessore di occhiali con lenti da vista che si oscuravano quando era buio e schiarivano di giorno. Funzionavano al contrario.
Frequentava persone quantomeno curiose: oltre a Polpettina e Procione, su tutti il Biondo. Compresi la grandezza di quest’uomo proprio durante una trasferta: viaggiavamo in macchina quando Mehdi ci indicò una villetta piuttosto grande ai bordi della strada. “Quella l’ha fatta il Biondo”, disse. Venne spontaneo domandare: “Cosa fa il muratore?”. “Il muratore, l’idraulico, l’elettricista, tutto. Tutta lui l’ha fatta!”. Un genio. “Ma scusa Mehdi, ma quanto ci ha messo?!”. “Un mesetto, ha fatto tutto…”. Porca paletta.Non sto qui a parlare di altre grandi perle, come i racconti su Enzo Sticchio. Chiudo il capitolo con due storielle che parlano da sole.
La prima: siamo in ritiro e si sa, gli argomenti sono sempre quelli. In questo caso si parla di giocatori veloci, dei più veloci della storia. Escono i nomi di Overmars, Garrincha, Moeller…Ma salta su Mehdi, che ha come sempre la risposta: “Ragazzi – interviene perentorio – lo so io chi è il calciatore più veloce”. Silenzio di curiosità. “Abita vicino a casa mia”. Ci guardiamo, increduli. “Si chiama Marranghella, è velocissimo!”. Capitolo Marranghella, propedeutico al racconto seguente: ex giocatore, diventato poi Dj sotto lo pseudonimo di Malcomix (anche se Mehdi lo chiamava Maicomix) e assiduo frequentatore di palestre.
Ecco, seconda storiella: “D’estate andavamo sempre a giocare al ‘buco’, un posto dietro le case. Andavamo lì a farci i cazzi nostri. Una volta c’era pure Marranghella che doveva cagare ed è andato dietro al buco. Che poi non aveva fazzoletti, niente, come cazzo ha fatto a pulirsi, ci ha detto che si era pulito con le foglie. Comunque lui va, poi ce ne andiamo anche noi. Torniamo il giorno dopo e decidiamo di andare a vedere dove era andato a cagare Marranghella. Ci andiamo e c’era un topo morto: s’era mangiato la merda di Marranghella, che si prende tutte le pastiglie per la palestra…”.
In campo era una furia, spigoloso, fastidioso, metteva cuore e anima in ogni occasione, ma non era freddissimo sotto porta. Ad Alba, in una grande partita, sbagliò un gol in questo modo: contropiede fulminante, palla dalla destra, lui si trova in mezzo alla porta, a un metro massimo dalla linea, col portiere in ritardo secolare. Bene, mentre il portiere nel frattempo andava in panchina a detergersi il sudore, poi faceva un salto al bar e discorreva del più e del meno con la rossa in seconda fila, Medhi aveva la porta spalancata per il gol che ci avrebbe permesso di chiudere il match. Vuoi l’emozione, vuoi i mezzi tecnici modesti, “inzicca” malamente la palla e il portiere riesce miracolosamente a respingere.
Era e forse rimane, l’unico possessore di occhiali con lenti da vista che si oscuravano quando era buio e schiarivano di giorno. Funzionavano al contrario.
Frequentava persone quantomeno curiose: oltre a Polpettina e Procione, su tutti il Biondo. Compresi la grandezza di quest’uomo proprio durante una trasferta: viaggiavamo in macchina quando Mehdi ci indicò una villetta piuttosto grande ai bordi della strada. “Quella l’ha fatta il Biondo”, disse. Venne spontaneo domandare: “Cosa fa il muratore?”. “Il muratore, l’idraulico, l’elettricista, tutto. Tutta lui l’ha fatta!”. Un genio. “Ma scusa Mehdi, ma quanto ci ha messo?!”. “Un mesetto, ha fatto tutto…”. Porca paletta.Non sto qui a parlare di altre grandi perle, come i racconti su Enzo Sticchio. Chiudo il capitolo con due storielle che parlano da sole.
La prima: siamo in ritiro e si sa, gli argomenti sono sempre quelli. In questo caso si parla di giocatori veloci, dei più veloci della storia. Escono i nomi di Overmars, Garrincha, Moeller…Ma salta su Mehdi, che ha come sempre la risposta: “Ragazzi – interviene perentorio – lo so io chi è il calciatore più veloce”. Silenzio di curiosità. “Abita vicino a casa mia”. Ci guardiamo, increduli. “Si chiama Marranghella, è velocissimo!”. Capitolo Marranghella, propedeutico al racconto seguente: ex giocatore, diventato poi Dj sotto lo pseudonimo di Malcomix (anche se Mehdi lo chiamava Maicomix) e assiduo frequentatore di palestre.
Ecco, seconda storiella: “D’estate andavamo sempre a giocare al ‘buco’, un posto dietro le case. Andavamo lì a farci i cazzi nostri. Una volta c’era pure Marranghella che doveva cagare ed è andato dietro al buco. Che poi non aveva fazzoletti, niente, come cazzo ha fatto a pulirsi, ci ha detto che si era pulito con le foglie. Comunque lui va, poi ce ne andiamo anche noi. Torniamo il giorno dopo e decidiamo di andare a vedere dove era andato a cagare Marranghella. Ci andiamo e c’era un topo morto: s’era mangiato la merda di Marranghella, che si prende tutte le pastiglie per la palestra…”.
Ragazzo dal cuore d’oro dicevo, ma con un’insana passione per le scazzottate e le risse in genere: in questo campo, in cui per la verità era un’autorità, aveva un filosofia chiarissima, lapalissiana direbbe qualcuno. Soleva infatti dire: “Quando devo picchiarmi con qualcuno, io uso sempre il mattone. Porto sempre un mattone con me”. Dove lo mettesse rimane un mistero, ma affermava di averne sempre uno di scorta. Grande Mago.
Un altro ambito in cui eccelleva era la truffa, più o meno legalizzata. Da come parlava di assegni protestati, insolvenze e detrazioni fiscali, pareva il figlio di un commercialista. Falso allarme, perché suo padre in realtà era uno dei grandi contrabbandieri di sigarette, nella Torino degli anni ’80. Roba tranquilla insomma.
Infine lo strano rapporto che lo legava alla fidanzata storica, una ragazzetta minuta, ma di gran carisma. Non che lui non l’amasse. Non direi. Piuttosto faceva fatica a dimostrare i suoi sentimenti, specialmente quando era in nostra compagnia: è una regola aurea di “zona” infatti, trattare male le fidanzate in presenza di esseri umani dello stesso sesso; il rischio è quello di essere deriso, di essere apostrofato come quello “innamorato”. E insultatemi la madre, accoltellatemi il padre, bruciatemi la casa, ma non dite mai e sottolineo mai, che sono innamorato. Io le donne le schifo. Le scopo e poi le lascio lì, a lasciare una striscia di bava dietro di me. Mai accusare un maschio di “zona” di scarso machismo. Partono i mattoni. Mehdi comunque in questa esibizione di virilità era perfino esagerato: usava infatti la sua donna come una specie di strozzino, mandandola in giro a riscuotere oggetti e denari che aveva prestato.
Ad esempio fui testimone di una telefonata: “Allora, sei entrata? Passamelo sto coglione! No passamelo, che ci devo dire una cosa! La play dov’è? No, adesso te la fai dare! Perché se vengo io succede un cassino!”. Poi, chiudendo la chiamata e rivolgendosi a noi: “Gli ho prestato la Play a sto mio amico e non me la porta, non me la porta. Questo se l’è squagliata, sicuro…”. Squagliata nel gergo di “zona” significa vendere per ricavare qualche soldo. O qualche baratto con sostanze stupefacenti. I linguisti sono divisi.
Un altro ambito in cui eccelleva era la truffa, più o meno legalizzata. Da come parlava di assegni protestati, insolvenze e detrazioni fiscali, pareva il figlio di un commercialista. Falso allarme, perché suo padre in realtà era uno dei grandi contrabbandieri di sigarette, nella Torino degli anni ’80. Roba tranquilla insomma.
Infine lo strano rapporto che lo legava alla fidanzata storica, una ragazzetta minuta, ma di gran carisma. Non che lui non l’amasse. Non direi. Piuttosto faceva fatica a dimostrare i suoi sentimenti, specialmente quando era in nostra compagnia: è una regola aurea di “zona” infatti, trattare male le fidanzate in presenza di esseri umani dello stesso sesso; il rischio è quello di essere deriso, di essere apostrofato come quello “innamorato”. E insultatemi la madre, accoltellatemi il padre, bruciatemi la casa, ma non dite mai e sottolineo mai, che sono innamorato. Io le donne le schifo. Le scopo e poi le lascio lì, a lasciare una striscia di bava dietro di me. Mai accusare un maschio di “zona” di scarso machismo. Partono i mattoni. Mehdi comunque in questa esibizione di virilità era perfino esagerato: usava infatti la sua donna come una specie di strozzino, mandandola in giro a riscuotere oggetti e denari che aveva prestato.
Ad esempio fui testimone di una telefonata: “Allora, sei entrata? Passamelo sto coglione! No passamelo, che ci devo dire una cosa! La play dov’è? No, adesso te la fai dare! Perché se vengo io succede un cassino!”. Poi, chiudendo la chiamata e rivolgendosi a noi: “Gli ho prestato la Play a sto mio amico e non me la porta, non me la porta. Questo se l’è squagliata, sicuro…”. Squagliata nel gergo di “zona” significa vendere per ricavare qualche soldo. O qualche baratto con sostanze stupefacenti. I linguisti sono divisi.
By OMAR Gattuso
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