giovedì 1 dicembre 2011

LA POSTA DEL CUORE - Eva da Treviso

D:
“Caro Francesco, ho una domanda, ma è in realtà è la domanda di milioni di persone? Perché ti fai chiamare Paolo? Fammi un gol!”
R:
“È una lunga storia. Nel 1982 mi recai in Grecia per una vacanza con la mia fidanzata. Ora, io andavo matto per il campionato di calcio greco: ci giocavano i miei idoli, Stratos Apostolakis, leggendario terzino del Panathinaikos; Vaios Karagiannis, difensore dell’Aek Atene; ma soprattutto ammiravo la squadra del PANTHESSALONIKIOS ATHLITIKOS OMILOS KONSTANTINOUPOLITON, meglio noto come Paok Salonicco.
Comprai la maglietta bianconera e nel campeggio dove stavo cominciarono a chiamarmi – soprattutto gli stranieri per cui “Francesco” era decisamente difficile – Paok: “Hi Paok, how are you?” – “Ehi Paok, nice jersey” – “Ehi Paok your girlfriend has a big breast” e robe del genere.
C’è un fenomeno linguistico stranissimo ma largamente diffuso, in greco. I linguisti parlano di una kelizzazione, ovverosia di quel particolare caso in cui una K, dopo 10 giorni di campeggio in Grecia, cade in depressione e viene sostituita da una L, consonante decisamente più allegra e spensierata. Ed ecco perché, all’improvviso cominciarono a chiamarmi Paol.
La ciliegina sulla torta la mise la mia fidanzata, dopo una serata un po’ alcoolica: entrammo brilli nella tenda e lei mi disse ammiccante, “Paol ho una cosina per te…”, mentre svestiva la camicetta. Io mi ripresi immediatamente, sia dalla sbronza, sia dall’eccitazione ed esclamai: “Come mi hai chiamato?! Paolho! Ma è un bellissimo nome!”.
Questa è la storia del mio soprannome. Dillo a tutti.
Paolho”

By OMAR Gattuso

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